16 Il silenzio e le esperienze spirituali

Il silenzio è la prima tra le esperienze spirituali

La brevissima definizione data sulla home page per indicare le esperienze spirituali, “qualsiasi esperienza interiore”, può essere esplicitata ed esemplificata nel modo seguente. Quando ascoltiamo, per esempio, un concerto, i suoni, attraverso le orecchie, arrivano fino al nostro cervello e vi provocano delle sensazioni, vi suscitano un’esperienza. Abbiamo così due elementi: l’evento esterno, produttore dell’esperienza, e le sensazioni interiori che si vengono a formare. In teoria, se riuscissimo a ricreare nel nostro cervello, nei nostri neuroni, tutto l’insieme di attività e collegamenti creato dall’evento musicale, avremmo formato dentro di noi l’esperienza di quel concerto, ma senza il concerto stesso, senza l’esperienza esterna che ha prodotto le sensazioni. Ciò che m’interessa in questo discorso non è certamente la ricerca di un sistema per creare in noi l’esperienza dei concerti senza bisogno di ascoltarli; m’interessa piuttosto isolare concettualmente i due momenti: l’evento esterno, sorgente dell’esperienza, e l’esperienza interiore che si è venuta a creare. L’esperienza interiore è proprio ciò che io chiamo “spiritualità”. Meccanismi simili, con la stessa distinzione che abbiamo operato, tra sorgente ed esperienza interiore risultante, possono realizzarsi in molti altri modi: quando ad esempio leggiamo un libro, o incontriamo un amico, oppure ammiriamo un paesaggio.

Questo modo d’isolare concettualmente le esperienze spirituali c’induce a prendere atto che, perché ci sia esperienza spirituale, è sempre necessario un evento che la susciti; in altre parole, l’esperienza spirituale è sempre un aspetto di un evento globale, non può verificarsi se non in concomitanza con il succedere di qualcosa. Questo significa anche che ogni esperienza spirituale è sempre dipendente, determinata, “colorata”, dal tipo di evento che l’ha suscitata.

Una volta che abbiamo isolato concettualmente l’esperienza spirituale, non solo possiamo pensare ad essa come momento separato dall’evento che l’ha suscitata, ma, anche se non abbiamo né gli strumenti, né l’intenzione di provocare in noi l’esperienza senza la sorgente, in qualche modo ci riusciamo lo stesso, senza alcuno speciale accorgimento, anzi, si tratta di un’attività normalissima che tutti compiamo abitualmente: mi sto riferendo al ricordare, il tornare con la memoria. Attraverso la memoria è possibile in qualche modo suscitare di nuovo nella nostra mente ciò che abbiamo vissuto quando abbiamo ascoltato il concerto. In questo caso abbiamo un vero esempio di isolamento materiale, reale, non solo concettuale quindi, dell’esperienza spirituale dall’evento che l’ha prodotta. Rimane però la dipendenza della “coloritura”, nel senso che quell’esperienza, anche se recuperata con la sola memoria, rimane pur sempre l’esperienza di un concerto, esperienza di musica, non è esperienza spirituale e basta. Da questo punto di vista, l’esperienza spirituale “pura”, “tale e quale”, non esiste, a causa di quanto abbiamo detto sopra: è sempre necessario un evento “coloritore”, fosse anche il solo evento del ricordare, del tornare con la memoria. Chiarito questo, rimane possibile apprezzare, diciamo, la minore, o meglio, diversa “coloritura” di un’esperienza spirituale prodotta dal semplice contemplare in silenzio. Da questo punto di vista si può pensare che l’esperienza spirituale in quanto tale si coltiva e si apprezza maggiormente nel puro silenzio, piuttosto che in altre esperienze maggiormente condizionate da eventi più particolaristici. Ciò non significa affatto che il puro silenzio possa sostituirsi alle altre esperienze spirituali: siamo esseri umani adattati a vivere in questo mondo e in certi modi, non siamo per natura predisposti a vivere come angeli o come spiriti, sebbene ognuno possa coltivare le accentuazioni che preferisce.

Silenzio ed esperienze spirituali

 
 
Il silenzio è un fare che produce un’esperienza di ascolto. Essa si relaziona a contenuti storici e può trasparire nel nostro stile.
 
   

 

Quest’articolo è stato pubblicato il 25 maggio 2016.
Ultimo aggiornamento: 11 maggio 2017

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