40 Storia della parola spiritualità

La seguente storia della parola spiritualità è una sintesi dell’articolo di Walter Principe (1922-1996), Toward defining spirituality, apparso nella rivista Studies in Religion / Sciences Religieuses, numero 12, 2 (1983), alle pagine 127-141.

Alla base del termine latino spiritualitas stanno il sostantivo spiritus e l’aggettivo spiritualis. L’uso di questi ultimi due termini ha come retroterra la teologia di san Paolo, il quale distingue tra la persona spirituale e quella carnale. Persona spirituale è chi adegua la propria vita allo Spirito di Dio; carnale è uno stile di vita che vi si oppone. La parola spiritualitas s’incontra per la prima volta in una lettera di anonimo del V secolo, che esorta il destinatario a comportarsi “in modo da progredire nella spiritualità”. Il contesto consente di individuare nell’uso del termine il retroterra paolino di cui abbiamo detto.

Nel IX secolo Candido, un monaco tedesco, usa il termine in un senso più generico, non legato a san Paolo, ma riferito piuttosto ad una contrapposizione con ciò che è corporale, materiale. Questo modo di usare il termine si diffonderà nei secoli XII e XIII. Nel frattempo se ne farà uso anche in un senso completamente diverso, intendendo con spiritualitas i beni materiali di proprietà della Chiesa, in contrapposizione a temporalitas, che indicava i beni di proprietà del re.

Nel XVII secolo comincia ad apparire un uso più filosofico del termine: Cartesio, per esempio, parla di “spiritualità dell’anima” in contrapposizione all’estensione della materia. Il termine viene anche usato per indicare la vita devota condotta dai religiosi.

Nel 1932 l’Istituto Cattolico di Parigi stabilisce una cattedra di “Storia della spiritualità”. È possibile percepire il contesto di ricerca storica in un dizionario francese del 1964, in cui il termine viene definito come “l’insieme delle credenze, delle pratiche che riguardano la vita dell’anima” oppure “insieme dei princìpi che regolano la vita spirituale di una persona, un gruppo” di cui un esempio è la “spiritualità di san Francesco”.

Tra il XIX e il XX secolo, in occasione di un accresciuto interesse verso l’Induismo, la parola “spiritualità” viene usata anche per esprimere la profondità della religione indiana nei confronti del materialismo occidentale.

Oggi, nel tentativo di definire il termine “spiritualità”, è utile distinguere tre livelli di significato. Il primo è quello reale o esistenziale: spiritualità indica il modo in cui una persona ha compreso l’ideale religioso che intende seguire.

A questo punto Walter Principe si chiede se si possa formulare una definizione di spiritualità che possa essere applicata più universalmente, cioè a persone non cristiane. La questione viene però abbandonata sbrigativamente, dopo averne ammesso la possibilità. In questo senso trovo che Principe si dimostri condizionato dalla sua mentalità di studioso cattolico, che fa percepire come per lui sia naturale che il significato del termine s’intenda comunque, nel suo uso più ovvio, riferito al contesto della religione e ancora più specificamente a quella cattolica.

Il secondo livello che Principe distingue è la formulazione di un insegnamento sulla realtà vissuta, spesso sotto l’influsso di qualche persona spirituale di rilievo. Il terzo è lo studio, da parte di docenti, del primo e specialmente del secondo livello di spiritualità.

A questo punto l’autore passa a prendere in considerazione la problematica dei rapporti della spiritualità con il suo contesto, cioè se e in che misura il senso di ciò che è spiritualità debba tener conto di tutte le altre materie di studio che vi possono fare da contorno, come filosofia, teologia, storia, psicologia, sociologia, antropologia ecc., col rischio di ridurre ad esse la sua specificità; infine accenna alla problematica della soggettività, sia di queste discipline che dello studio specifico della spiritualità.

In conclusione, trovo che anche per Principe, nonostante i suoi sforzi di indagine storica, il significato del termine “spiritualità” rimanga alquanto confuso, oltre ad avere il difetto di mantenersi nel ristretto ambito dell’esperienza religiosa. D’altra parte, la sua ricerca mantiene un valore di riferimento per essere consapevoli delle basi storiche da avere in mente per chi, come me, si proponga di individuare un significato chiaro del termine. È il caso di precisare che il lavoro portato avanti in questo blog non ha lo scopo di attribuire alla parola nuovi significati, ma di portare alla luce ciò che di fatto sta dietro il suo uso, in modo da poterne porre in evidenza e sviluppare le potenzialità che finora sono rimaste ostacolate da confusione e indeterminatezza.

Storia della parola spiritualità

Quest’articolo è stato pubblicato il 1° ottobre 2016.
Ultimo aggiornamento: 20 maggio 2017

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