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54 Re dei colori

Re dei colori

Dipinto di Patrick Ezechiele

Questo quadro mi ha un po’ incuriosito. Ha un aspetto particolare: pone in estrema evidenza il punto di vista dell’osservatore. L’acqua del fiume è pressoché al livello dell’occhio dell’osservatore. In questo senso trovo molto importante quel ciuffo d’erba in basso a sinistra: è l’erba che entra nel campo visivo dell’osservatore che si trova lì, seduto sull’erba. Cioè, quell’erba mi dice “Tu sei lì, tu sei seduto lì, sei parte del paesaggio, perché ci sei dentro”. Sarà anche perché ho passato lunghe ore di meditazione in ambienti simili e ciò che vedevo era molto simile a questo: il ciuffo d’erba che entra nella prospettiva da sotto gli occhi, inavvertitamente, gli elementi placidi, l’acqua quasi a livello degli occhi. Direi che il vero oggetto di questo quadro non è il paesaggio, è l’osservatore. Questo quadro è quasi uno specchio per chi lo guarda. Altri dipinti di paesaggi hanno il paesaggio per oggetto, sono come cartoline; qui il paesaggio rinvia del tutto al soggetto, a me che sto guardando.

Un altro aspetto che noto è che in questo quadro nessun elemento fa chiasso, cioè s’impone all’attenzione. Il sole in alto si affaccia timido, quasi a voler dire che non vuole disturbare. Gli alberelli esprimono modestia, non intendono catturare l’attenzione con rami appariscenti o forme particolari. Questo si chiama equilibrio ed è una delle qualità che è più difficile raggiungere in qualsiasi tipo di opera d’arte. Trovo accentuati invece i riflessi, rispetto a quanto ci si aspetterebbe da un quadro ispirato alla realtà; ma qui vedo proprio un gioco di parole, come se l’artista mi dicesse: riflettere è importante; il riflesso mi rinvia al mio inconscio, a ciò che sta sotto e dentro l’acqua.

Vedo anche una vaga presenza dello scuro, del male, però molto camuffato: le montagne sulla destra da un punto di vista razionale sono montagne, perché stanno al suolo, ma per il modo come sono impastate sembrano nuvoloni ingrossati di un maltempo arrabbiato; però la ragione non se ne accorge, perché, appunto, vede che stanno in basso e quindi considera che sono montagne. Non a caso sono contrapposte al sole timido, come il male si contrappone al bene.

Due colori principali si fanno notare: il verde della vegetazione e l’arancione, che può essere di alba oppure tramonto. Il verde è abbastanza sbilanciato verso un caldo scuro che si collega all’arancione del tramonto; anche l’arancione non è molto brillante: abbiamo colori che non intendono essere invasivi, non vogliono richiamare l’attenzione, ma hanno tutta l’intenzione di contribuire al silenzio.

Le nuvole in alto, nonostante siano di fatto leggere, per il loro colore, per la forma, per l’impressione che danno di correre verso giù, verso la testa dello spettatore, sanno di minaccia, sembrano fantasmi usciti da un mondo sconosciuto a portare cattive notizie.

Il complesso, tuttavia, appare rasserenante, specialmente per quell’allusione in fondo in fondo, lì lontano, chissà cosa c’è oltre quella curva del fiume, certamente speranze, possibilità di altri silenzi sconosciuti.

 

 

 

Riassunto del video

L’orientamento al soggetto si può riscontrare nel cammino della filosofia, in Gesù, mentre l’opposto si trova nella natura, nella domanda “Che fare?”, nel ragionare. La migliore via di recupero del soggetto risulta un camminare che cerchi continuamente le migliori relazioni tra soggettività e oggettività.

 

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Quest’articolo è stato pubblicato il 29 maggio 2017.
Ultimo aggiornamento: 15 aprile 2018

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