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L’omosessualità dei sacerdoti

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  • L’omosessualità dei sacerdoti

    La seguente riflessione mi è stata suscitata dall'articolo apparso sul Fatto Quotidiano Papa Francesco: “Omosessualità nel clero è qualcosa che mi preoccupa, una questione seria”.


    L’ho detto altre volte: secondo me circa l’80% dei preti sono gay.

    È il celibato a creare una selezione naturale già quando un ragazzo comincia a pensare di diventare sacerdote: se è eterosessuale penserà spontaneamente che gli mancherà una moglie; se è gay sperimenterà subito che comunque avrà amicizie e affetti maschili su cui nessuno gli farà obiezioni. Così il celibato funziona come un filtro, che favorisce la vocazione al sacerdozio di ragazzi gay e scoraggia le vocazioni eterosessuali.

    Ma il problema non è questo: non ci sarebbe nulla di male che un gay diventasse prete, se questo fosse accettato serenamente, a carte scoperte, sia dalla gerarchia che dai fedeli. Il problema è che il dato di fatto viene invece represso, negato, rifiutato. Con le sue parole papa Bergoglio dimostra di considerare l’omosessualità una vera e propria malattia, visto che la associa a “nevrosi e squilibri forti”. È un trucco linguistico: non lo afferma, ma i concetti vengono espressi l’uno accanto all’altro, accostati, mentalmente associati. Così la Chiesa oggi continua a trovarsi nella ridicola contraddizione di considerare l’omosessualità una malattia, mentre la maggiore diffusione di questa malattia si trova proprio tra coloro che la negano.

    La Chiesa nega ai preti l’omosessualità e il matrimonio: nega che i preti abbiano una sessualità. Cioè continua a negare che il re è nudo.

    La radice è antica e sta nel bisogno di controllo e di potere. La sessualità fa paura perché da sempre è stata sentita come qualcosa che fa perdere il controllo, controllo di sé, degli altri e del potere sulla donna. Questa sessuofobia si trova già in Gesù, nonostante le sue aperture verso le donne: in questo senso Gesù fu ambiguo, si sforzò di creare delle aperture, ma rimase anche lui in gran parte ingabbiato nei maschilismi del suo tempo. È per questo che i gay sono malvisti sia dalla Chiesa che dalle dittature: perché entrambe hanno scelto di fondarsi sul controllo e sul potere.

    Gesù fece uno sforzo, ma il suo sforzo richiede che molti altri passi vengano fatti, per andare più avanti di dove arrivò lui. Invece oggi Gesù è stato ridotto a un Dio al servizio di chi lo considera tale. Non è un caso che anche i fascistoidi di oggi si professino difensori pii di un cristianesimo tradizionalista e maschilista.

    La Chiesa rimane portatrice di tesori spirituali insostituibili, ma purtroppo è anche inquinata da tradimenti della sua fede che la rendono accettabile solo da chi rinuncia a confrontarsi con il senso critico.

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