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Cogito e Matrix

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  • Cogito e Matrix

    Recentemente ho visto un vecchio classico del cinema, Matrix, film del 99 che riprende la filosofia del cogito di cartesio.
    Vi lascio questo articolo che credo spieghi bene la questione: ​http://www.uncommons.it/philosofilm/...-di-matrix-373

    Dalle mie ultime riflessioni credo che il cogito di cartesio sia molto interessante, piú di quel che si possa pensare.
    Ma si potrebbe dire che tra pensare ad una soluzione semplice, rispetto ad una complessa, sia piú logico e forse anche piú probabile.
    Pensare che l'acqua sia l'unione tra idrogeno e ossigeno é piú semplice, rispetto all'idea che sia, un qualche prodotto di un ingannatore che ci fa percepire l'acqua in questo modo, ma che in realta non esiste.
    Quindi per questo l'idea dell'universo che conosciamo è più probabile rispetto ad un idea di un universo "Matrix", creato magari da qualche intelligenza artificiale.
    Fatemi sapere cosa ne pensate

  • #2
    Credo che sia fruttuoso applicare, sia all’articolo che hai citato, sia al tuo messaggio, un po’ di critica. Cominciamo dal tuo messaggio.

    Il criterio della semplicità, a cui hai fatto riferimento, è quello del cosiddetto “rasoio di Ockham”, secondo cui non c’è motivo di moltiplicare o aggiungere elementi esplicativi se ne bastano di meno. Proviamo ad applicare alcune critiche.

    Una è che non è affatto detto che la semplicità sia più probabile della complessità. È mentalmente più comoda, ma nulla garantisce che essa sia più vicina alla verità. Dire che l’acqua è H2O è più economico da un punto di vista mentale, ma nulla ci garantisce che sia più vero, o più probabilmente vero, rispetto all’ipotesi che si tratti del prodotto di un ingannatore. Quindi dev’essere chiaro cos’è che giustifica il criterio del rasoio di Ockham: lo giustificano i nostri limiti mentali. Siamo limitati e abbiamo bisogno di ipotesi semplici. La scienza, da questo punto di vista, è limitatissima, perché è portata avanti da esseri umani; anche le macchine, gli strumenti, di cui gli esseri umani si servono, sono limitatissimi. Perciò la ricerca scientifica ha bisogno di un continuo ricorso alla semplicità. Per il resto, nulla garantisce che, a causa di questa sua semplicità, essa abbia maggiori probabilità di essere vera. Quindi dobbiamo aver chiaro questo: semplicità non significa maggiore probabilità di vicinanza alla verità; significa solo maggiore praticabilità per il nostro povero cervello e nient’altro.

    Si potrebbe aggiungere un’altra osservazione, che mostra come il rasoio di Ockham, se generalizzato, si riveli addirittura micidiale. Secondo il criterio della semplicità, verrebbe a risultare che sospettare di essere ingannati da qualcuno sia sempre più lontano dalla verità, rispetto a un’idea più semplice. Secondo il rasoio di Ockham, gli Ebrei, quando veniva detto loro che sarebbero stati trasferiti in un altro locale per fare la doccia, facevano bene a crederci tranquillamente, piuttosto che sospettare che si trattava di camere a gas per ucciderli. Secondo il rasoio, è meglio credere a quello che i dittatori cercano di farci credere; è meglio non sospettare niente, non sospettare, ad esempio, che l’industria e l’economia ci schiavizzano. Gli esempi pratici a questo punto, più o meno drammatici, sarebbero infiniti.

    Un’altra critica riguarda l’idea stessa di semplicità. Come facciamo a stabilire che cosa è più semplice? A un tedesco l’italiano risulta una lingua complicata, per me è complicato il tedesco. Per certuni la filosofia è complicatissima, per altri è più semplice filosofare piuttosto che andare al supermercato a fare la spesa. Quindi, da questo punto di vista, il criterio del rasoio di Ockham non fa altro che aprire il campo ad una molteplicità di opinioni riguardo a che cosa sia più semplice. Dire che 2+2 fa 4 può sembrare la cosa più semplice di questo mondo, ma, se cominciamo ad approfondire la questione, in realtà è un’affermazione complicatissima.

    C’è poi da tener presente che, sia le tue osservazioni che quelle dell’articolo che hai citato, presuppongono una distinzione tra verità e non verità, realtà e non realtà. Il fatto è che non abbiamo nessuna possibilità di stabilire che esista una verità verso cui cercare di avvicinarci. In questo senso, anche adottando o non adottando il criterio nella semplicità, rimane il fatto che non sappiamo a che cosa ci stiamo avvicinando, visto che non sappiamo se esiste una realtà o una verità a cui avvicinarci.

    Per quanto riguarda l’articolo, chi l’ha scritto non si accorge che, non potendosi stabilire se siamo ingannati da qualcuno, la conseguenza è che abbiamo la certezza di essere nell’inganno. Qui è da tener presente l’avviso contro chi critica il relativismo. Mi spiego meglio.
    Parlare di certezza di essere nell’inganno non è altro che un modo diverso per dire la presunta affermazione del relativismo “Tutto è relativo”: siamo certi che tutto è relativo. Proprio nel mio ultimo post, il n. 70, ho chiarito questa questione. Qui possiamo specificare, a partire da quel chiarimento, che possiamo dirci certi che tutto è inganno, possiamo dirci certi che non ha senso parlare di realtà, di verità. È più versatile parlare di relazioni. Una pietra che vediamo per terra è un insieme di relazioni. Io che la guardo sono un altro insieme di relazioni. Queste relazioni s’intrecciano e s’intersecano in continuazione, in maniere infinite, cosicché non è possibile stabilirne la natura in modi definitivi.

    Noi siamo già schiavi delle macchine, non c’è bisogno di doverlo scoprire con qualche rivoluzione. Basti pensare che già l’uomo di Neanderthal era schiavo della macchina del suo corpo, che lo costringeva a seguirne gli istinti e le esigenze. Ciò significa che già allora esistevano i computer che schiavizzavano il genere umano e questi computer erano i loro corpi, fatti di carne e ossa. Se prendiamo consapevolezza di questo, ci accorgiamo che un film come Matrix non è affatto un film furbo; al contrario, è un film ingenuo, che induce all’ingenuità e distoglie dal senso critico.

    Alla base di tutte queste ingenuità c’è in comune l’idea che esista una verità a cui potersi avvicinare. Sono ingenuità perché non si accorgono non solo che non sappiamo se esiste la verità, ma soprattutto non sappiamo neanche che cosa significhi la parola verità, quindi in realtà non sappiamo neanche cosa stiamo pensando e non sappiamo neanche cosa significhi sapere o non sapere.

    In questo modo il discorso va a finire nella stessa conclusione con cui ho terminato il video per il post 69: mi sembra che ci rimanga da rinviare al raccontare che avviene vivendo. La trovo almeno una conclusione un po’ meno ingenua di chi si muove dentro le coordinate mentali del film Matrix.

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