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Genesi 2,4b-3,24 - Il peccato originale - Pag. 1/5

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  • Genesi 2,4b-3,24 - Il peccato originale - Pag. 1/5

    In diverse discussioni mi sono imbattuto su quest'argomento e ho visto spesso emergere un'ignoranza di base del testo oppure un'interpretazione di esso che non lo rispetta così com'è, ma ne deforma il senso, in base alle tradizioni che su di esso si sono accumulate. Così ho pensato di mettere a disposizione un'analisi di questa sezione del libro della Genesi. Sarà bene tener presente che la parte qui considerata costituisce un racconto a sé, giustapposto a quanto narrato nella parte precedente, cioè il racconto della creazione in sette giorni. Eventuali connessioni potranno essere comunque riscontrate, anche già per il semplice fatto che al presente i due racconti si trovano uno dopo l'altro nello stesso libro della Genesi.

    Può essere utile tener presente un criterio generale con cui valutare il testo: chiedersi, per ogni parola e frase, perché è stata scelta e scritta in quel modo, cosa si sarebbe potuto dire di diverso e, di conseguenza, verso dove orienta il testo nel momento in cui non organizza la narrazione nei modi diversi che potremmo immaginare. Su questa linea, bisognerà anche avere l'abitudine mentale a far guidare i nostri pensieri dal testo e non dalle idee che ce ne siamo fatti, da ciò che il testo sottolinea e pone in evidenza, piuttosto che da ciò che le tradizioni interpretative ci hanno abituato a sottolineare.


    2, 4b-6
    אֵ֣לֶּה תֹולְדֹ֧ות הַשָּׁמַ֛יִם וְהָאָ֖רֶץ בְּהִבָּֽרְאָ֑ם בְּיֹ֗ום עֲשֹׂ֛ות יְהוָ֥ה אֱלֹהִ֖ים אֶ֥רֶץ וְשָׁמָֽיִם׃
    וְכֹ֣ל ׀ שִׂ֣יחַ הַשָּׂדֶ֗ה טֶ֚רֶם יִֽהְיֶ֣ה בָאָ֔רֶץ וְכָל־עֵ֥שֶׂב הַשָּׂדֶ֖ה טֶ֣רֶם יִצְמָ֑ח כִּי֩ לֹ֨א הִמְטִ֜יר יְהוָ֤ה אֱלֹהִים֙ עַל־הָאָ֔רֶץ וְאָדָ֣ם אַ֔יִן לַֽעֲבֹ֖ד אֶת־הָֽאֲדָמָֽה׃
    וְאֵ֖ד יַֽעֲלֶ֣ה מִן־הָאָ֑רֶץ וְהִשְׁקָ֖ה אֶֽת־כָּל־פְּנֵֽי־הָֽאֲדָמָֽה׃






    Queste sono le origini del cielo e della terra, quando vennero creati. Nel giorno in cui il Signore Dio fece la terra e il cielo nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata, perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non c'era uomo che lavorasse il suolo, ma una polla d'acqua sgorgava dalla terra e irrigava tutto il suolo.

    Quest'esordio del racconto contiene una lunga serie di negazioni; esse contribuiscono a creare un'impressione che richiama la situazione iniziale del precedente racconto della creazione, cioè il caos primordiale. Inoltre, le negazioni fanno già sapere, implicitamente, qual è il futuro da raggiungere. Protagonista di tutto questo periodo introduttivo è la terra, menzionata, oltre che direttamente, anche sotto forma di campo e di suolo. La situazione di partenza viene dunque presentata come una situazione negativa, la terra sta al centro dell'attenzione come bisognosa di tutto. L'uomo è preannunciato, ma già nel preannuncio la sua figura è in funzione della terra: si parla di lui non come protagonista di rilievo, ma in funzione delle necessità della terra, che hanno bisogno di essere soddisfatte. La situazione presentata non è dunque di una terra e dei suoi frutti che esistono in funzione dell'uomo, ma l'opposto: l'uomo dovrà essere creato perché la terra ne ha bisogno. Già in questo è possibile intravedere una situazione ambigua o contraddittoria: se l'uomo viene presentato come colui che dovrà soddisfare i bisogni della terra, qual è lo scopo dell'esistenza della terra? Per quale motivo la terra dovrà essere coltivata? Infatti i bisogni iniziali non vengono descritti come bisogni del futuro uomo, ma bisogni della terra in sé e per sé. Non abbiamo alcun riferimento di una terra o dei suoi prodotti che abbiano una qualche finalizzazione verso l'uomo.



    2, 7
    וַיִּיצֶר֩ יְהוָ֨ה אֱלֹהִ֜ים אֶת־הָֽאָדָ֗ם עָפָר֙ מִן־הָ֣אֲדָמָ֔ה וַיִּפַּ֥ח בְּאַפָּ֖יו נִשְׁמַ֣ת חַיִּ֑ים וַֽיְהִ֥י הָֽאָדָ֖ם לְנֶ֥פֶשׁ חַיָּֽה׃







    Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.

    Da quanto precedeva risulta che il principale bisogno fosse quello della terra, di essere lavorata; perciò la creazione dell'uomo viene a risultare finalizzata a questo: Dio utilizza della terra per fare un aiuto alla terra, aggiungendovi il suo soffio personale: siccome alla terra mancava un aiuto, allora Dio crea l'uomo. Questa dipendenza e finalizzazione dell'uomo in relazione alla terra è evidenziata nell'ebraico dalla somiglianza tra le parole terra (adamàh) e uomo o adamo (adàm): Dio formò Adamo con polvere dell'adamàh. Questo stato di sottomissione dell'uomo nei confronti della terra sarà sfruttato da Dio quando, dopo la trasgressione, ne approfitterà per rinfacciarglielo "...ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai". Il fatto è che già adesso, prima della trasgressione, la condizione dell'uomo viene presentata come asservita alla terra: si tratta di non dimenticare il legame di questo versetto con il precedente.



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    Ultima modifica di Angelo Cannata; 11 novembre 2018, 16:49.

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