67 La spiritualità e la politica

Una persona che voglia essere spirituale non può alienarsi dal mondo, non può esporsi alla critica di Marx secondo cui la religione è l’oppio dei popoli. Non trascuriamo d’altra parte che la critica di Marx può essere girata in realtà contro lui stesso: l’interesse per i problemi del lavoro e della società può divenire un oppio che distoglie dal chiedersi che senso abbia vivere. Nonostante ciò, la persona spirituale non può rifugiarsi in una spiritualità astratta, con la scusa che essa è l’essenziale; da questo punto di vista anche Gesù può essere criticato a sua volta, riguardo alla critica che egli rivolse a Marta, la quale, a differenza di Maria che stava ad ascoltarlo, si dedicava invece alle faccende di casa (Lc 10,38-42); si potrebbe ricordare a Gesù quanto detto in Lc 8,2, cioè che diverse donne fornivano assistenza a lui e agli apostoli con i loro beni. In questo senso si può anche tener presente che il vivere di elemosina, come fu ad esempio la scelta di san Francesco, richiede pur sempre che ci sia qualcuno in grado di farla e quindi che abbia lavorato per guadagnare il denaro da dare in elemosina.

Il problema della politica, nel suo confrontarsi con la spiritualità, è che si presenta facilmente come un terreno su cui hanno gioco facile gli istinti umani più brutali quali la concorrenza, la legge del più forte, la tendenza a conquistare sempre più spazio. Perfino la democrazia può essere considerata una forma viziata di politica perché, affidando il potere al popolo, lo affida in questo modo alla massa, facendo in modo che i modi di pensare massificati e massificanti prevalgano contro la ricerca di orizzonti più critici, intellettuali, approfonditi.

Tenendo conto di questo si può dedurre che la persona spirituale ha molto molto da dire al mondo, specialmente nel tenere alta la consapevolezza che qualsiasi tipo di politica va considerata un mezzo e non un fine; il fine va cercato e merita di essere cercato, in modo che ne derivino i criteri con cui scegliere e gestire i mezzi. In questo senso risulta un segno importante il gesto di Gesù che, alla domanda riguardante la donna sorpresa in adulterio, si mise a scrivere per terra (Gv 8,3-9), come a dire che prima di affrontare quella questione bisognava interrogarsi su qualche altra cosa, sull’orizzonte di riferimento, rispetto al quale quella questione rappresentava solo un mezzo.

La persona spirituale non si limita comunque solo ad indicare gli orizzonti più alti che costituiscono il fine; essa dimostra la sua spiritualità anche attraverso il suo coinvolgersi nelle questioni politiche concrete, lì dove sbagliare non è un rischio, ma una certezza, poiché non esistono vie politiche perfette e immacolate. In questo senso la persona spirituale è uno che non ha paura di sbagliare, non ha paura di ammetterlo, ma invece se ne fa carico: ciò che conta è camminare collettivamente per il bene comune, da individuare in continuazione attraverso azioni di ricerca comuni.

 

 

Riassunto del video

La caduta delle ideologie non giustifica un pragmatismo privo di riflessione. La spiritualità consente di recuperare un riflettere politico che sia critico e consapevole.

 

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Quest’articolo è stato pubblicato il 7 giugno 2018.
Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2018